corrodere erodere usurare le superfici, le estetiche, le identità, amare il fare e i meccanismi
questo è il polo dell'uso. una sorta di deposito. che vedreste? una distesa di fazzolettini di carta sporchi di sperma, dopo il sesso, come dietro una fratta in un polveroso pomeriggio d'estate. i resti di un trasloco mai finito, cartoni aperti e libri accatastati. polvere. tangenziali. sopraelevate. sottopassaggi. vestiti smessi, roba sporca, armadi disordinati, un negozio del centro dopo il primo giorno di saldi. quel che resta dopo la festa. la cucina di un cuoco bambino. lo tsunami che si ritira, forse. un balletto meccanico. le briciole negli interstizi della vostra tastiera. periferie di periferie. libri mai letti. cumuli di ombrelli. dadaismi. popismi. neoismi. piccole cose di pessimo gusto. siti di annunci e foto porno. scritte sui muri. street art. adbusting e marmellate. avarizia e cittadini kane. otaku e avanguardie delle nuove carni. deliri e coprolalie. sussurri. fruscii (ovviamente). deodoranti. ruggine. attrito. suoni lontani, attutiti, tumefatti. sudore. spezie. avanzi. frattaglie. gossip. schiuma. rifiuti. parvenze. gusci. schemi inutili. rovine di pensiero razionale. queer. desideri. pornografia. mistificazioni. aporie. quello che vi fa piacere. quello che vi fa godere. il polo dell'uso. benvenuti.
mettere ordine nel magazzino dada è anche un poì crescere?
aprirsi un conto in banca vuol dire diventare grandi? (vecchie zie grandi..)
India, l'uomo con due peni: "Operatemi, voglio sposarmi"
Un 24enne ha chiesto l'intervento ai medici di Nuova Delhi
Il suo secondo organo è funzionante: caso unico al mondo
NEW DELHI - Un uomo d'affari indiano nato con due peni vuole rimuoverne chirurgicamente uno per potersi finalmente sposare ed avere una vita sessuale normale. E' quanto scrive il quotidiano Times of India che, per ovvie ragioni di privacy, non rivela il nome del protagonista di questa vicenda.
L'uomo, 24 anni, vive nello stato dell'Uttar Pradesh, nel nord del Paese, ed è stato ricoverato in un ospedale di New Delhi questa settimana. Il suo caso, più unico che raro, è chiamato duplicazione del pene o difallia. "Un uomo con due peni funzionanti è un caso senza precedenti anche nella letteratura medica. Nelle forme più comuni di difallia uno dei due organi non è del tutto formato", ha dichiarato un chirurgo citato dal Times of India.
L'intervento per asportare uno dei due peni non sarà facile in quanto entrambi gli organi sono ben sviluppati e, affinché quello rimanente funzioni normalmente, bisogna assicurargli un afflusso sanguigno sufficiente.
Esistono solo circa 100 casi documentati di difallia in tutto il mondo, la cui incidenza statistica è quantificata nell'ordine di un caso ogni 5,5 milioni di maschi nati. La malformazione è causata da una mancata fusione di tessuti nel mesoderma, uno dei tre strati primari dell'embrione umano, dal quale originano molte parti del corpo umano.
(fonte: repubblica.it - 19 agosto 2006)

"FinePenaMai"
-Robert Gligorov-

(per il plantageneto defunto, per il cupop e forse anche per latavia tovarich)

«Fine della corsa per il padrino»: con un titolo che gioca con l'arresto di Bernardo Provenzano, «The Independent» dedica un lungo articolo alla fine dell'era del Cavaliere dopo le elezioni del 9 e 10 aprile e alla cattura del "capo dei capi". «Il fatto che un'era sia finita - scrive il quotidiano britannico - è stata sottolineata dalla straordinaria notizia, appena sette minuti dopo che la sconfitta di Berlusconi è apparsa certa, che il mafioso più ricercato della Sicilia...era stato arrestato». Si è trattato della «più strana delle coincidenze», secondo «The Independent».
(fonte: corriere.it)

ARAKI

qualcun* ha fame?
carghi sudati di sudanesi nerissimi dalle pupille dilatate, sui luridi bastioni della città
delle spezie, gracili donne-piccione puliscono per quanto possono le ferite infette del
Torrione Carneo - pelle spessa e grigia per resistere a secoli di paranoia flagellata - i
flagelli venuti dal mare sono cirripedi che si accoppiano frementi più sotto, si
moltiplicano in molti mmodi da secoli e imbevono il terreno di enzimi sessuali - terra nera
umida di sperma sterile abitato da
vermi rosati, terra tremante di misteriose sollecitazioni sotterranee , impasto ribollente
di radici epilettoidi e vaste infiltrazioni di secreti lubrificanti, su tutto aleggia un
afrore semisolido dell'odore come di albume intracellulare precambriano,
I giovinetti negri, schiavi della spezia Fragrante - grani fragili delle dimensioni di un
pugno color porporino, verde pisello, nero bruciato -
unici senzienti hanno accesso a immensità galattiche, sacre rivelazioni aromatiche di un Dio
Ctonio, preziosissimi princìpi di aliene tecnomagie occultati da pentacoli stereotassici
feromonici a tutta la vita universale, si accendono fuochi su spiaggie lorde di gusci di
cocciniglia frantumati.
Bisness cirripede, le solofemmine si aprono invitanti al viandante, vulve grondanti
betamorfine promettono folli psicorgasmi ma in cambio vogliono il tuo cuore - VOGLIONO IL
TUO CUORE - forever sculture legnose di arti bruniti, visi stupefatti, barbe squarciate da
sorrisi beati, braccia mutile si inseguono per svastiche d'osso e nervi immortalati nel
lasciarsi cascare all'indietro, c'è chi prosegue per le vie tortuose, addentrandosi in
cavernosi ammassi di gusci vuoti taglienti - immergono la faccia in certe fessure
scheggiate, per rifarsi la bocca di total look ferroso, lembi di carne penzolano ribelli, la
nuova moda è scavarsi l'anima e rendere pubblico il dolore, nessun ritorno, mai più, non si
torna indietro, coltre oscena di cadaveri molluschi scende a gestire urla complicate,
elaborate digestioni di città mutanti, basta feruniversalemarsi un attimo e ascoltare il
trionfante ruggito* - cataratte d'acido cloridrico piovono sulla città e corrompono le ali
granitiche degli Angeli più antichi, Angeli e muse con il rimmel che sanguina nel parco
vecchio, non resta che fuggire dietro a treni d'impulsi silenziosi mentre le tue carni
sono sezionate, e infine fratelli, con limpido tremore ed occhi rovesciati lasciamoci
trascinare da icone folli, l'immondizia pavloviana viene lasciata dietro alla velocità del
pensiero,
fino alla estesa, affrescata Volontà rivelazione degli archeocluster pulsanti.
e cosi è stato,
nevermore fino alla prossima.
-Dente di Fata-
aspetta chi è aspettato
che sia compiuta l'attesa di chi attende
non sono strutturato
in modo di poter reggere per molto tempo ancora
csi. (blu
Use this!


-The mouse who felt in love
from pretty high-
(oil and rubber mouse on wood board)

c'è qualcun altro che vuole provare? non sono nuova ma non troppo malandata. diciamo quasi nuova. chi ne vuole? allora?
Sweet dreams (are made of this)
Who am I to disagree?
I travel the world
And the seven seas--
Everybody's looking for something.
Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused.
(Hold your head up--Keep your head up--MOVIN' ON)
dell'uso del tempo, forse. e di noi, nel tempo.
Secondo Julia Kristeva il processo di generazione semantica del linguaggio ha origine a livello inconscio. L'idea e' che nel sogno pulsioni che non hanno possibilità di essere espresse nel linguaggio diurno-logico-razionale-sociale, vengano, principalmente attraverso processi chiamati di "condensazione", resi rappressentativamente a livello conscio, attraverso immagini che sono il segno di tali pulsioni, che stanno per tali pulsioni. Una idea tale indirizza la ricerca verso luoghi "extralinguistici", quali l'inconscio. Ma è possibilie in sede teoretica parlare di cose che non possono per ragioni ovvie essere incluse nel campo espressivo del linguaggio senza perdere la loro extralinguisticità? Ovviamente no. Kristeva suggerisce l'arte, e la poesia in particolare, quale possibile traghetto che consenta se non di dire l'indicibile quanto meno di suggerire la sua esistenza. D'altra parte per suggerire tale esistenza, per suggerire la necessità di supporre un'antitesi alla forma diurno-logico-razionale-sociale del linguaggio, artisti come Joyce hanno tentato di negare quanto tale forma diurna di linguaggio ha di più peculiare, ovverosia l'univocità del messaggio. Negando la logica "capitalistica" del messaggio come fine del linguaggio, Joyce propone un linguaggio fondato sull'ambiguità. Tale concezione dovrebbe contrastare la pretesa razionalità del linguaggio, e porre l'attenzione sul fatto che il linguaggio stesso si fonderebbe su una struttura semantica che ha le sue radici nei processi irrazionali dell'inconscio. Eppure Joyce, proponendo questo alterego del linguaggio, non riesce ad affermare l'inconscio quanto piuttosto a negare il linguaggio diurno. Non è infatti tale controparte del linguaggio ancora intrappolata nella logica scentifico-diurna? Negare A è davvero affermare B? O negare A è solo affermare non-A?
postato da piccolo borghese

Ogni tanto è bello sentirsi piccoli per potersi nascondere dove nessuno ci puo' trovare,ogni tanto si ha paura di esserlo perchè è piu' facile perdersi.Abbiamo paura di non essere visti dalle persone a cui vogliamo bene,di essere calpestati da tutti quelli talmente occupati da non notarci,di non essere sentiti da nessuno,di non attirare l'attenzione nonostante i nostri sforzi.
Poi guardando tutto da un'altra prospettiva si ha l'illusione di essere enormi e vedere gli altri come puntini,piccole formiche inutili,sentirsi forti e invincibili,autonomi e indifferenti alle critiche.
Forse basterebbe andare un po' piu' in là per capire che siamo tutti minuscoli e giganteschi.Inseriti in un vortice di idee,parole,azioni e pensieri che non si ferma mai,che a volte ci trascina dove non vorremmo,altre volte lo guidiamo noi.

TECHNOGENESI
"Con la misteriosa ricomparsa dell’estro femminile l’istituzione della famiglia scomparve. Una costante vicinanza per azzeccare la fatalità riproduttiva era ormai priva di senso.
Tracce feromoniche erano ovunque. Profumi sessuali mai sentiti prima drogarono gli uomini che si gettarono in massa, come roditori, giù da rupi scoscese a picco sul mare.
Sfrenatezze di matrice omosessuale e altre devianze inenarrabili furono il disperato sfogo delle donne. Nacquero esseri ibridi, con corpi femminili e zampe da iguana, uomini coccodrillo sterili, unicorni e sirene con mascelle di squalo.
L’aria era pesante di effluvi vaginali. Strati feromonici si depositavano sulle strutture abbandonate, ungevano le carlinghe dei mostri meccanici, soffocavano piccoli inediti animaletti post-atomici.
Orge oscene di vicendevoli masturbazioni tra mature maggiorate e adolescenti acerbe sui cigli delle strade. Autoerotismi enfatici e disperati.
L’ultimo uomo, immune alle malie chimiche dei sudori di donna, venne squartato in una grottesca contesa. L’erezione del suo rigor mortis fu consumata da una centralinista combattiva che si sedette sui rimasugli del suo corpo supino come se dovesse orinare.
Le donne si strusciavano come scimmie bibliche contro i pali dei cartelli stradali, si combinavano in inusuali composizioni di carne, in congiunzioni contorsionistiche, mentre ormai si camminava su una coltre soffice di ovuli depositatisi al suolo.
L’ovatta genitale zittiva miliardi di tacchi di donna.
Le scienziate più visionarie produssero in vitro ermafroditi dalla purezza cristallina, dalla immacolata innocenza infantile. I loro fragili ossi penici si ruppero in dolorosissimi abusi.
I primi androgini martiri vennero ricordati nei culti mistici della Società Nuova.
L’atto violante, con la sua accidentale carica creatrice, si esprime in accezioni sessuali spettacolarizzate: dodici bisessuati si evirano dopo aver imprigionato il sangue nei peni mediante fascette metalliche.
I moncherini, a terra, strisciano come esserini autonomi. Innalzandosi sui piani di taglio danzano le figure schematizzate della danza del pene, prima di venir trafitti da tacchi di donna, indossati da omosessuali feticisti.
Una donna chinata col busto sul tavolo: estroflessione carnosa della superficie plastica, appendice sensibile del pianale marmoreo (le sue mani organiche poggiate sulla pietra liscia diventano gradualmente radici alluminiche).
Gambe tese, pantaloni del completo di seta nero abbassati alle caviglie. I suoi capezzoli penduli strusciano, oscillando ellitticamente, sul freddo bancone del macellaio. Un’infermiera poggia i bisturi sul banco operatorio.
Il pene dell’androgina percorre la fossa della nuca, scende tra i paesaggi alieni delle scapole come orizzonti morbidi di un pianeta dal suolo di carne, traccia la ferrovia della spina dorsale fino alle fossette sacrali.
Il sudore dei condannati scorre lungo le cosce della donna accarezzandole il retro dei ginocchi in un brivido termitico di solletico.
Pneumaticamente il pene si innesta nel retto vincendo la peristalsi. La lacerazione partita dallo sfintere si propaga come una crepatura del suolo. La ragade anale si spacca e si allarga per effetto del divaricatore metallico della scienza sperimentale.
Due sezioni speculari di donna1 si separano longitudinalmente mentre i nervi sfilacciati si attorcigliano emettendo scintille come serpi decapitate. Il grido fa alzare in volo un nugolo di piccioni dai cavi dell’alta tensione. Brilla il sole atomico.
1 Le sezioni longitudinali di donna, scavate accuratamente ed essiccate, venivano usate da popolazioni tribali ishimane come mangiatoie per animali, canali di scolo, abbeveratoi, scodelle per cibo o piccoli oggetti. E’ attestato persino il loro uso come pagode di fortuna.
Sono state rinvenute, durante il secolo scorso, metà di donne, scavate e scarnificate, riconvertite in strumenti musicali dal timbro molto inusuale. Ora si trovano esposte nella sezione antropologica del Museo Comunale di Nuova Babilonia."
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